Recensione per “Born to Die”.

Eccomi qua a commentare Born to Die, secondo album in studio per Lana del Rey (ma sicuramente primo lavoro serio in termini di produzione).

Born to Die nasce dopo un contratto con la Interscope Records (la stessa etichetta discografica di Lady Gaga o Madonna al momento, per intenderci) ma la Del Rey (detta anche occasionalmente “a labbrona“) aveva già lavorato per il suo album di debutto con lo pseudonimo di Lizzy Grant. Ebbe poco successo.

La labbrona però c’ha riprovato (“Fammece provà, al massimo se me va male n’altra volta troverò nlavoro de giorno su porta portese“) e meglio così perchè Born to Die è un cavolo di capolavoro.

Mettiamo play a questo benedetto disco e commentiamo canzone per canzone.

  • Born to Die – Title Track, uscita tempo fa come secondo singolo. Che dire? Ho dovuto riascoltarla più volte per comprenderla. Mette quasi paura all’inizio, ma poi ti abitui e… Non puoi non amarla, perchè è assolutamente fantastica.
    Suoni acquatici e tanta innovativa. Fresca, profonda. Splendida. Promossa.
    Voto: 9

  • Off to the races – Dopo Born to Die, si prende un’altra piega. Sempre omogenea ma allo stesso tempo diversa, forse leggermente più pop.
    Off to the races è la traccia che durà più dell’intero album e che dire? Vale tutti i suoi cinque minuti. Evolve e cambia più volte. Impazzisco assolutamente nel ritornello che grazie ai suoi particolari beat (che caratterizzano proprio BtD) ti rapisce letteralmente. E poi vogliamo parlare dei versi “I’m your little scarlet, starlet, Singing in the garden, Kiss me on my open mouth, Ready for you“… La sua vocetta, stridula, da bambina viziata. Assolutamente deliziosa. Si fonde bene con tutta l’atmosfera creata dalla base e dal testo. Off to the races è una delle mie preferite. Promossa.
    Voto: 8+

  • Blue Jeans – Terzo singolo estratto e terza traccia di Born to Die. Scelta adatta? No, se l’album non è stato metabolizzato per bene. Credo ci siano voluti fra i 30 e 50 ascolti per comprenderla pienamente, soprattutto perchè Blue Jeans, ammettiamolo, è un po’ piattina. Si riprende solo verso la fine, fortunatamente, evadendo un po’ da quella che era la cornice dei precedenti due minuti.
    Non la mia preferita, ma una bella traccia sicuramente. Promossa.
    Voto: 7+

  • Video Games – Primo singolo estratto e prima canzone che ha portato al successo Lana del Rey. Video Games diventò particolarmente sputtanata sul web, come su Youtube, tanto che spinse addirittura la nostra labbrona a farci pure un video (qualcosa di osceno, fra l’indie scrauso, il rozzo e il trash da motel con la tappezzeria leopardata).
    Ad ogni modo, Video Games è qualcosa di lento. Fin troppo. Tuttavia è struggente, calda, attraente, calma. Colpisce in modo particolare la melodia e la sua voce nel ritornello.
    Traccia assolutamente incomprensibile, almeno al primo ascolto. Assolutamente stupenda, dopo averla metabolizzata. Promossa.
    Voto: 8

  • Diet Mountain Dew – Oddio, canzone carina. Niente di più. Dopo 15 ascolti mette decisamente l’ansia.
    E’ stata sviluppata in due versioni: quella album e quella pre-album (o demo) La prima è più pop, movimentata, articolata, lucente. E non se po’ sentì. La seconda più spenta, ma, almeno secondo me, nettamente superiore. Calma, rilassata… Come se si prendesse il tempo che gli serve.
    Scelte di produzioni che non capirò mai. Promo/cciata.
    Voto: 7–

  • National Anthem – Eccola. National Anthem parte con qualcosa di veramente figo (non ricordo la canzone che ha ripreso, ma è conosciuta) e riesce perfettamente già dopo i primi venti secondi.
    Ti trasposta letteralmente fino al ritornello che sembra quasi un coro rivolto ad uno stadio aperto su un prato enorme (o almeno a me da questa sensazione).
    C’è qualcosa di straordinario nelle strofe (forse la cadenza). Dio, amo questa canzone. Promossa.
    Voto: 9,5

  • Dark Paradise – Una piccola perla dell’album. Dark Paradise fa riflettere su qualcuno che non c’è più e sulla speranza di rincontrarlo dall’altra parte. “It’s like a dark paradise, No one compares to you, I’m scared that you won’t be waiting on the other side“.
    Dark Paradise offre anche, oltre al testo che colpisce, una stupenda base che accompagna la voce di Mrs Del Rey. Splendida. Promossa.
    Voto: 9

  • Radio – Ed arriviamo a Radio. Parte male e dici: “Oh cazzo, questa fa schifo“.
    E invece no. E’ solo l’effetto Del Rey. Le canzoni devono essere ascoltate al “centro”, perchè se ci si ferma solo alla sua voce iniziale (abbastanza imponente) si perde tutta la godibilità dell’album.
    Ad ogni modo, Radio è una delle migliori. Evolve dopo. Un ritornello fantastico, ingenuo, sensibile. E’ la mia preferita? Se la contende con National Anthem. Promossa.
    Voto: 9,5

  • Million Dollar Man – No, questa non mi piace. Percò che je voi dì? E’ di qualità, si sente. E’ la lentezza che mette l’ansia. Uff. Promo/cciata.
    Voto: 7-

  • Summertime Sadness – Si ritorna allo struggente, ancora una volta una bella ballad profonda per la nostra labbrona.
    Summertime Sadness cresce minuto dopo minuto, anche ostacolata dal fatto che è poco orecchiabile. Bellissima però. I cambi di ritmo sono splendidi. “I think I’ll love you forever, Like the stars miss the sun in the morning skies“. Malinconica. Promossa.
    Voto: 8+

  • This Is What Makes Us Girls – Splendida è dire poco. Il ritornello colpisce in maniera particolare (aiutato ancora una volta da quei splendidi suoni che in Born to Die si fanno riconoscere particolarmente). “This is what makes us girls, We don’t look for heaven and we put our love first, Don’t you know we’d die for it? It’s a curse“.
    Parla di amore, ancora una volta. L’amore è un argomento più volte toccato in Born to die. Trasmette esattamente ciò che deve trasmettere. Promossa.
    Voto: 9

  • Without You – Arriviamo alle bonus track. E si sente. No, non ci siamo. E’ bella, come tutte le altre, ma non ha quel non-so-che.
    Menomale che sta nella deluxe edition. Promo/cciata.
    Voto: -6

  • Lolita – Ok. Si sente che siamo ancora nella deluxe edition. Continua a mancare quel non-so-che che caratterizza le altre canzoni. Però si migliora decisamente. Questa Lolita potrebbe essere interessante se riascoltata più volte… Purtroppo non mi invoglia a farlo, quindi si becca un Promo/cciata.
    Voto: 7-
  • Lucky Ones – Born to Die si conclude con quest’ultima traccia: Lucky Ones. Beh, effettivamente Lucky Ones è una figata.
    Riabbraccia un po’ i suoni di Born to Die (traccia) ed è delicata e sensibile allo stesso tempo. Un piccolo gioiello nella deluxe? Sì, assolutamente sì.
    Lucky Ones è la delicatezza fatta musica nel ritornello, e la voglia di cantere fatta voce nelle strofe. Promossa.
    Voto: 8+

Voto: 9
Born to Die è un ottimo album. E’ la rappresentazione di come si possa ancora fare un album di qualità senza ricorrere ai sintetizzatori e di come il talento ripaghi sempre. Racconta delle storie, moltissime storie… Il punto è che sono una più bella dell’altra.

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