Recensione per Weekend.

Ho appena concluso la visione di Weekend, film del 2011 diretto da Andrew Haigh.

“Beh, quello che succede è che… mentre stai progettando chi vuoi essere, si apre questo spazio fra chi vuoi essere e chi sei veramente.  E questo spazio ti mostra ciò che ti sta impedendo di diventare ciò che vuoi essere”

Il protagonista principale di questo –annuncio preventivamente– splendido film, è Russell, un giovane uomo che vive in Inghilterra.
Conduce una vita tranquilla. Lavora (fa il bagnino), torna a casa e ogni tanto va a trovare il suo migliore amico Jamie.
Tuttavia, proprio non riesce ad uscire allo scoperto e fare coming out. Perché Russell è gay. E non ha mai avuto qualcuno con cui parlare, o qualcuno a cui poterlo dire tranquillamente e ricevere un abbraccio (eccetto Jamie). Russell è infatti orfano, sballottato qui e lì per le varie case famiglia fin dalla più tenera età.

In un pub conosce però Glen, ed è subito attrazione. I due finiscono presto a letto insieme e trascorrono una notte di passione.
Al mattino, ancora assonati, Glen riesce a sfilare a Russell una registrazione. “Parla della notte scorsa, di quello che è successo, di quello che volevi accadesse. Decidi tu, davvero“.
E così Russell parla di come ha vissuto la notte precedente.

Fin dalla loro prima discussione, si evince di come i due siano in realtà molto differenti.
Russell è un ragazzo spaventato. Vive bene la sua posizione da omosessuale solo dentro casa e non riesce ad emergere in una società costruita su i pregiudizi e il razzismo.
Glen invece è più spregiudicato. Parla delle sue esperienze sessuali nel mezzo di un pub e non si fa nessun problema per questo.

Russell è quel tipo di ragazzo che la mattina, svegliandosi accanto al ragazzo con il quale ha trascorso la notte, corre a lavare i denti per paura di avere l’alito cattivo.
Glen è quel tipo di ragazzo che non vede cosa ci sia di male nel parlare di sesso ed essere liberi nel farlo.

Immersi nelle loro discussioni, arrivano a conclusioni decisamente impressionanti. Il film si sviluppa sulle loro riflessioni, non il contrario.
I dialoghi sono curatissimi nei più piccoli dettagli, tanto che consiglio di vedere l’intero film più di una volta per comprenderli appieno.

Arriva però la rivelazione di Glen… Dovrà lasciare l’Inghilterra. Il lunedì seguente partirà per gli Stati Uniti per frequentare un corso sull’arte contemporanea del 21esimo secolo. E’ già tutto programmato.

Piuttosto che lasciar andare Russell ed accantonarlo come il semplice “ragazzo della notte scorsa“, lo invita ad unirsi con i suoi amici, per fargli vedere un po’ com’è la sua realtà e poi si ritrovano nuovamente a casa di quest’ultimo.

E’ qui che, secondo me, inizia la vera catarsi dei personaggi.
Russell fa leggere a Glen alcune delle sue avventure sessuali, che aveva provato vagamente ad abbozzare su dei documenti di testo.
Sono profonde, ricche di delusioni e di argomentazioni reali.
Il protagonista riesce perfettamente a rendere l’idea di cosa si prova ad essere soli. Ad essere omosessuali e a non poterlo dire. A fare sesso con persone sposate che poi torneranno dai propri bambini e li abbracceranno. Ad aver paura di prendere qualche malattia per aver fatto del sesso da gay.

Glen è quel tipo di ragazzo che crede che i matrimoni siano fatti per lo stesso motivo per cui si acquista un cane o una casa.
Crede che si dovrebbe muovere il culo e scendere in piazza per chiedere che i propri diritti siano rispettati.

Russell è quel tipo di ragazzo che crede ancora all’esistenza dell’amore, che crede ancora in una relazione, a due persone che si vogliono bene. Che stiano in piedi, l’uno di fronte all’altro, a promettersi amore eterno.

Ma Glen non vuole questo. Non vuole una relazione.
Litigano.
E poi rifanno pace. Si scusano. Non possono e non hanno tempo da perdere in futili discussioni, perché la mattina seguente Glen dovrà ripartire.
Decidono di passare un’ultima notte insieme e di fare l’amore (Devo ammettere che le scene di sesso sono veramente da 10 e lode!).

Si salutano, la mattina seguente… e Glen lascia il suo letto, la sua camera, il suo palazzo.

Ma Russell non ci sta.

Corre alla stazione dei treni per vederlo un’ultima volta.
Lo vede, lo bacia, lo stringe.

Non vuole fermarlo. Vuole solo fargli capire come ci si sente quando incontri una persona che può cambiarti la vita, ma che, per forza del destino avverso, ti viene strappata via.
E si sente stupido per questo. Perché lo conosce solo da due giorni, ma non gli importa. Non è importante.
Non è importante che lui sia gay. Perché soffre e ama come qualsiasi altro.

Ma Glen se ne va.

Ed è questa la parte più brutta del film. Perché nulla viene cambiato.
Non c’è nessun lieto fine. Non c’è nessuna speranza? Due persone non possono stare insieme? E’ questo il significato del film?

Non è giusto.

A me piace immaginare che, dopo aver finalmente capito di non potercela fare da solo, Glen sia tornato da Russell.
Mi piace immaginare che loro ora siano insieme. Felici.

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10 responses to “Recensione per Weekend.”

  1. Matty says :

    belllissimo film 😀

  2. Romeo says :

    Film bellissimo. Devo dire però che la mia top 3 rimane sempre la stessa:
    3- Shelter;
    2- Brokeback mountain;
    1- Contracorriente.
    Nonostante questo ho quasi pianto per l’intensità dell’imprevisto ed inaspettato rapporto tra i due. Sono così differenti tra loro che parrebbero mal assortiti in una coppia e, invece, la loro differenza è quel legante che serve a rendere uniche e veritiere le storie d’amore.
    Mi sono rispecchiato in entrambi i personaggi. Nella sicurezza di Glen e nella timidezza di Russell. A proposito, Russell è davvero carino: se volesse io sarei libero, al diavolo Glen!
    E poi, Glen, fondamentalmente, è una merda. Preferisce mettere il futuro incerto e buio per un sentimento puro e bello che non si aspettava (non voleva) trovare. Viene comunque travolto dall’altro e se ne rende conto. Ma allora, se aveva comunque deciso di partire, che senso ha invitare Russell tra i suoi amici? Sperava che gli dichiarasse il suo amore oppure che lo sfanculizzasse in quel momento? Non ci arrivo proprio!
    In ultima istanza, devo dire che mi è piaciuto tantissimo come sono state differenziate le scopate senza anima dell’inizio dall’amore che fanno la sera prima della partenza. Addirittura Russel che riesce a donarsi totalmente all’altro superando le paure e le barriere che gli impedivano di “dare il culo”.
    Insomma l’ho amato ma mi ha pure fatto incazzare: quella scena finale è di un triste assurdo. Fossi stato io mi sarei buttato da quella finestra. Era evidente che entrambi erano irrimediabilmente innamorati l’uno dell’altro. La scena del bacio in stazione lo testimonia come un grido nel silenzio!
    Come dire: chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane!

  3. sonoromeo says :

    Ops, Arles. Mi sa che ho fatto un casino con gli avatar. S’era disconnesso Gravatar ed ho messo quest’altro… eheheheeh

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