I racconti della notte/Parte 2.

Il continuo de I racconti della notte/Parte 1.
Sempre immagini sconce, sempre troppo sdolcinato, sempre troppo disequilibrato.
Non ho fatto niente per migliorare, ho solo dato un finale. Il finale. Che assomiglia più ad un inizio.

Siamo ancora qui. Intrappolati in un sogno appena iniziato che ha ancora del tempo per sbocciare… Possiamo continuare a giocare, se vuoi, prima che i raggi del sole inizino a scaldarmi i piedi.
Ho lasciato la finestra aperta perché il caldo m’avvolge la stanza e sognarti nel mio stesso letto, di sicuro non rinfresca l’ambiente.
Ho paura di risvegliarmi e di scoprire che sul cuscino non ci sono i tuoi ricci a riposare. Ho paura di lasciarti andare. Non scappare.

Mi ruoti attorno come uno squalo fa con la preda. Ti ho tentato, ti ho concesso un morso alla mela… e mi hai detto più di una volta che poi non ti saresti fermato. Quando lanci la prima tessera del domino, le altre la seguono a ruota.

Afferri ogni parte del mio corpo e io alzo gli occhi al cielo: penso di poterlo raggiungere velocemente se continui con quei tocchi, con quei morsi e quei baci.
Il reattore va rifreddato e quindi decidi di iniziare ad usare la bocca. A quel punto, io non bramo più il cielo: io sono il cielo.

Scorri con le mani sulle mie gambe che, stranamente, sono una delle parti che più mi piacciono di me. Il resto è… strano, scorretto, va poco bene. Amorfo come una roccia o scaleno come un triangolo… In ogni caso, troppo distorto dalla mia visione di normalità.
Sogno però che tu passi avanti e che continui a tendermi baci. In questo sogno non mi sento poco adatto e non mi sento inappropriato.
Sono… io e vado bene così.

N.B. Per me: Forse dovrei imparare dai sogni più di quanto non abbia imparato dalla realtà.

Fammi tuo, non voglio aspettare.
Il cuore vuole palpitare,
la pelle tremare,

dimmi “ti amo” senza parlare.

Di tre cose hai la chiave,
del cuore,
della mente,
del corpo,
non lasciarmi ad aspettare
qualcuno che questo baule non sappia bramare.

Fai di me ciò che mi piace sognare.

Mi accorgo di essere tuo. Di appartenerti con ogni singola cellula ed atomo. La mia barba che non si decide a crescere bene, è tua. I capelli di quel colore che ancora non mi convince, te li cedo. Le mie gambe… le puoi sollevare quando vuoi fare l’amore, sono lì per quello. E la mia schiena non aspetta altro che un tocco delicato mentre sono su di te.
I miei occhi verdi che ti piacciono così tanto, sono tuoi dalla prima volta che ti hanno visto. Il mio petto, segnato da una linea di maturità che poco mi appartiene, è la tua tana per quando ti senti solo.

Sono qui, sono tuo, ti voglio, ti aspetto. E se sbaglio a sognare, ho scelto di volerlo e di questo mi pentirò. Per quante altre primavere non ha importanza…

Sono il tuo Matteo.

Ti amo.

Apro gli occhi… la luce è incandescente e a stento riesco a scorgere le tende che si muovono per il vento. Le lenzuola bianche scompaiono per quei raggi che mi colpiscono e il soffitto sembra fatto di nuvole.

Schiarisco la vista. Mi volto.

Perché c’è il ragazzetto che ho sognato ‘sta notte nel mio letto?

Tutto ciò che mi devi è un battito del tuo cuore.

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11 responses to “I racconti della notte/Parte 2.”

  1. Zeno Marshall says :

    Io sono il cielo: orgasmico 😀

  2. lawliet1992 says :

    Che dolce che sei!! Sei proprio cotto, eh? =)

    • Arles says :

      Cotto è dir poco…
      Quando dici ad una persona che la ami, quella persona la senti tua e scrivere su di lei, dedicarle delle poesie, baciarla, fare l’amore con lei, diventano solo dei piccoli frammenti delle tante cose che uno quando ama fa.
      Io gliel’ho detto e quindi… ecco la Sdolcinate Arles Version 😀

  3. S says :

    Il tuo ragazzo è molto fortunato

  4. Simone Caruso says :

    ma sfortunato cosa, scemo???
    socio, lascia la parte paranoia a me…:p PS: bellissime le cose che hai scritto…

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