Fortuna Liquida.

Oggi sarei dovuto andare a lavoro ma la mia collega aveva un concorso e quindi lo studio sarebbe stato aperto dall’altra segretaria: Elisa. Arriva sempre in ritardo e se l’orario d’apertura è fissato alle 9, avevo già premeditato che avrei visto la mia poltroncina girevole e il mio computer verso le 10 meno dieci.

Ho preso l’autobus prima e mi sono concesso una passeggiata in centro, da tempo che non me ne facevo una come si deve. Volevo andare da Musicamando, negozio di musica che sta chiudendo (e quindi svendita totale!) per vedere se trovavo qualcosa di Marina, ma poi il telefono è squillato.

Ah, era lui! Già c’eravamo sentiti sull’autobus, dieci minuti prima.

“Pronto?”
“Amore”
“Ehm… sì, sono sull’auto CON ZIA”
“Ok, capito, ti richiamo dopo”

Sinceramente mi ha dato fastidio interrompere la chiamata con lui. Non mi vergogno, né mi nascondo. Magari non girerò con una maglietta con tanti fiorellini sopra con scritto “Sono gay“, ma se qualcuno lo chiede non mi faccio problemi a rispondere.
Il fatto di tenerlo distante dalla mia famiglia è indispensabile, però, per due motivi:

  1. Non voglio problemi. La prossima settimana avrò diciotto anni e fra un anno, se Dio me lo concede, lascerò questa città. Troppe speranze da ragazzo che vive di sogni, ma farei davvero di tutto per non vivere più con loro.
    E fino a quel momento… non voglio vedere di nuovo porte che volano o mani che si alzano. È quello che succederebbe se si venisse a sapere che loro hanno un figlio di recchia. Un frocio.
    Vorrei vivere felice intanto, prepararmi le mie cose e poi un giorno urlare un sonoro “Addio” ai miei genitori e a tutti gli altri coglioni che si definiscono miei parenti.
  2. Non ci tengo. Non voglio che la mia famiglia sappia di me. A parte mia sorella (che già sa) e mio fratello (che è piccolino e troppo condizionato dai genitori per affrontare il distacco più questa cosa),  ovviamente.
    Mia madre, per esempio, già ne è a conoscenza. Lo capisco… la vedo come si comporta, nonostante sia da dopo pasqua che non le rivolgo parola.
    Mio padre è semplicemente un coglione e non arriverebbe neanche a vedere cos’ha oltre il naso.

Comunque sì, mi ha dato fastidio non poter continuare la chiamata con il mio ragazzo.

Ad ogni modo, ho continuato la passeggiata fra i negozi mentre raggiungevo lo studio e all’orecchio avevo lui che mi parlava. Università, cucina, lavoro, terremoto e altri argomenti si sono susseguiti per un’ora. Avrei continuato per tutto il giorno.
Sentire l’accento siciliano, quella vocetta che chiede coccole ad ogni parola (una voce può essere così dolce?) e il fatto che pronunci jummo invece che jummò, mi hanno fatto sorridere, noncurante del tempo che passava.

Già sentirlo mi ha cambiato la giornata… l’ha completamente rovesciata, stravolta. L’ha presa ed immersa nell’abisso dei pensieri.
È bello poter parlare con lui. Tira fuori il meglio di me, la parte di Matteo che non è malinconica, depressa, non in grado di andare avanti, troppo distante o vicina all’equilibrio…

Sembrerà banale (lo è! lo è! un adolescente innamorato È banale!) ma quando sto con lui, sto meglio.
Le cose vanno meglio… come se avessi bevuto un po’ di fortuna liquida.

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10 responses to “Fortuna Liquida.”

  1. Zeno Marshall says :

    Ultimamente qualche goccia di fortuna liquida gira anche dalle mie parti 🙂 Capisco benissimo come ti senti 😀

  2. il maghetto says :

    A quanto pare gocce della tua fortuna liquida hanno bagnato anche me 🙂

  3. lawliet1992 says :

    Da me ancora niente fortuna.. o forse una piiiiiiccola gocciolina.. 🙂
    Comunque sei troppo carino quando scrivi del tuo ragazzo! ^^

  4. Rafa says :

    Piccolo Matteo quante parole andrebbero dette… 😉 viva la fortunaiquida!!

  5. sonoromeo says :

    Se ne hai conservata qualche goccia io mi prenoto per usarle. Sia mai che portino davvero fortuna 🙂

  6. simmy86 says :

    uhm…mi sa che ne ho bevuta anche io un po’…o me l’hai passata te…:D

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