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Voglio vivere così.

Distese interminabili di universo da esplorare, strade deserte da percorrere e polvere rovente da stringere fra le mani.
Città da lasciare dopo aver dormito nei motel in periferia, macchina da pulire dalle carte del pranzo comprato nel primo negozietto di provincia.
Sole che si riflette negli specchietti della macchina, la tua mano sul cambio, gli occhiali sul naso. Sorrisi sparsi fra i vari stati e le stradine interne…
Rocce fresche che vedranno i nostri vestiti al suolo e cascate che ci diventeranno sorelle.
Un bacio sopra il cofano della macchina, io avvolto nel tuo cappotto di pelle e una mano sul fanalino ancora caldo… Le stelle a proteggerci dai mali, la luna che benedice i nostri sguardi.
I nostri piedi sulle coste di un’isola deserta e smisurati fondali marini da esplorare. Pirati da affrontare, amici da salvare.
Vivere la vita come un battito d’ali, correre come se non ci fossero mai più giorni uguali.

La mia vita è un sogno, un gioco… per questo sono sempre infelice.
Voglio vivere così.
E fare l’amore sotto un albero di campagna.

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This is what summer n roll looks like.

Sostanzialmente me so’ rotto il cazzo.

In breve, la precedente frase riassume il mio stato d’animo attuale. Me so’ rotto il cazzo. Così, pure un po’ a buffo.
Ormai va di moda rompersi un po’ il cazzo senza nessun motivo apparente, quindi lo faccio anch’io.

Purtroppo, però, i motivi per la rottura improvvisa del mio membro ci sono eccome.

Il caldo non aiuta. Chi è quello stronzo che ha detto che voleva l’estate?
[Nota per me: evita di usare troppi stronzo o troppi cazzo, disturbano la lettura].
No, dai, sul serio… non so come ho fatto a resistere ai 35° gradi (percepiti 40) di questi giorni. Non se po’ fa. Rivoglio la neve e il gelo. Sempre detto che l’estate je fa na pippa all’inverno.
Come se non bastasse, ora Caronte è finito ma arriverà Lucifero. Della serie: diamo nomi a cazzo per spaventare la gente.
La cosa più bella di questi nomi è quando assisti alle discussioni fra un balcone e l’altro di queste quattro vecchie che mi abitano vicino: 

– Ma lo sai chi arriva mo?
– None, chi?
– Jucifero! Chillo de prima se chiamea Caronte… e chillo de mo se chiama Jucifero!
– Esso, mo so proprio cazzi amari!
– Eeeeh, nce sta più o callo come chillo de na vota! I giovinotti de mo che ne ponno sapé!

Ecco, tralasciando questo, sono venuto a sapere che hanno finalmente scoperto la particella di Dio. “Me cojoni“, avranno pensato quei tipi sveglissimi che guardano il TG1.
In realtà non mi sono ancora informato bene, causa sorella che utilizza il mio pc a tempo indeterminato fino a quando non se ne ricomprerà uno proprio, ma lo farò domani ed esporrò le mie considerazioni.
In ogni caso, il CERN regna e Dan Brown è uno stracciarolo, ma c’ha sempre preso.

Odio tutta la classe politica. Ma tutta. Così, random.
E odio ancora l’Italia, la nazionale, gli italiani che scendono in piazza solo durante gli eur… ecc ecc. Sì, sono ripetitivo.

Sono tornato a scrivere canzoni! E sta volta le scrivo con una base sotto… sapessi pure suonare avrei fatto scopa.
Allego prima strofa e ritornello che, anche se sembra scritto dopo un viaggio di MDMA, giuro che migliora con un arrangiamento e una voce dente sopra (quale scusa crediate usino metà dei cantanti mediocri di oggi?!):

He was like eighteen
in a danger reality
He has so many dreams
He thinks: “Today I will fly,
pray, run, hope, die”
with his loneliness
until the night
Lonely until the night

All my life was corrupted
All my breaths were actually smoke
Looking in the sky
Looking in the sky
Look the real free life
Looking in the sky
Looking in the sky
Look the real free life
Looking in the sky
Looking in the sky
Look the real free life

Sabato i miei genitori se ne vanno a fare in culo per un altro weekend e rifarò i miei amati biscottini al burro!
Considerando che anche quelli dell’altra volta erano proprio buoni, sabato mi inventerò qualcosa di nuovo. Magari aggiungo del cocco o nell’impasto metto del cacao…
A proposito, @gente, ma quando lo organizziamo lo Chef Blogger Contest? Su che voglio vedervi con il cappello da chef ricoperti di farina! (cliché).

Mi manca il mio ragazzo. Nessuno si offre volontario per rapirlo e portarmelo qua?

Detto questo, direi che basta dar spazio ai deliri e che mi servono degli antidepressivi. O qualcosa per calmare la schizofrenia.

Rinchiudetemi, l’estate mi fa questo!

Non esisto/Poesie.

‘Sta notte non riuscirò a dormire per l’amaro in bocca
e l’amore che ti risolleva per qualche secondo.
Quando ci sei tu, respiro. Quando manchi, non esisto.
Ed è straziante scoprire di non bastarsi,
come potrei vivere quando non mi abbracci?
E chiedo aiuto, da qua giù, al nulla.
Nessuno c’è a tendermi la mano.

Cronache di un inseguimento nel buio.

E’ notte fonda. Mezzanotte o l’una, circa.
Fuori fa freddo e quando respiri, avvertil’aria gelata che ti apre i polmoni.
Hai appena iniziato a correre come non hai mai fatto prima. No, non stai correndo. Stai scappando.
La speranza sembra abbracciarti. Vedi un lampione che illumina abbastanza ciò che ti ritrovi davanti. Un piccolo recinto di metallo che si dilunga per centinaia di metri ti blocca la strada, ma non è per nulla alto.
Poggi una mano sul lampione e cerchi di scavalcare. Vai lento, troppo lento, ma devi pur fare qualcosa. La tua mente non è lucida come vorresti.
Sai che qualcuno ti ha visto e che ti sta seguendo con la stessa velocità.
Porti il primo piede oltre il recinto. Poi il secondo.
Potresti, ma non ti senti sicuro. Torni a correre, di più, più forte.
Sai dove stai correndo e cosa si apre di fronte ai tuoi occhi, anche se la luce del lampione scompare alle tue spalle. Hai già visto quel luogo, ogni santo giorno. Magari non così da vicino, ma sai cos’è: un campo di erba, non molto alta e piuttosto pianeggiante. Sai che se ti fossi addentrato in un luogo del genere, avresti fatto attenzione alle zolle di terra e ai piccoli viali d’irrigazione per l’acqua.
Ma non hai tempo per pensare a queste stronzate. Senti il cuore in gola e la paura che ti conquista.

Avverti i rumori del tuo inseguitore e non puoi fare a meno di mugolare qualcosa. Ah! Senti il petto che se ne va completamente. Le spalle pesanti e le gambe che cercano di smettere di correre.
ROBERTA!“, senti urlare alle tue spalle. E’ un urlo, forte, deciso. Non troppo sonoro, di rimprovero, ma pieno di rabbia. Di qualcuno che vuole che ti fermi.
Ti sta inseguendo per quello: hai visto qualcosa che non avresti dovuto vedere.
Nel buio, riesci a capire che ti stai avvicinando alle rotaie del treno, poco distanti da casa tua.
Ma i passi ti raggiungono e senti una presenza oscura dietro di te. Stai morendo di paura, dentro.
L’uomo, tuo marito, ti prende i capelli e con le mano forti,  ti spinge la testa a terra. Una volta. Due.
Senti il dolore, la sua forza, la testa che se ne va, il cuore che scoppia. Tre.
Senti il sangue che invade gli occhi e la bocca che non riesce a far altro che assumere una smorfia, ferma. Quattro volte.
E poi la fine.

Rimani a terra.
Il tuo assilatore si alza, con le mani ancora sporche di sangue e il respiro affannato. Si pulisce la bocca con un gesto animalesco.
Ti seppelisce in qualche luogo disperso, da quelle parti e tu ti fai prendere come una bambola.
Lo sei, un po’.

Prima di morire per mano del tuo assalitore, sei morto di paura.

racconto breve, ispirato alla scomparsa di Roberta Ragusa
avvenimenti e ipotesi sono del tutto frutto della mia fantasia

I capitoli di libri futuri/Scrittori improbabili.

Ogni tanto scrivo.
Diciamo che scrivo capitoli, molto alla larga.

Mi capita spesso di bloccarmi dopo una ventina di pagine e non riesco ad andare avanti. Così, da un mesetto, sto adottando la tecnica del “scrivi la scena che senti di dover scrivere“.

Oggi mi è venuta in mente una scena da dover scrivere.
E dovrebbe appartenere al… terzo o quarto libro della saga. Non posso far altro che deprimermi… sono fatto così, che palle.